Il Limone di Rocca Imperiale IGP può essere riconosciuto tra mille soprattutto grazie al suo intenso profumo, un aroma forte ma gradevole che si sprigiona dalla sua buccia, ricca di olio essenziale e di una sostanza dall’aura quasi magica, il limonene, che è presente in una quantità particolarmente elevata, tale da garantirne l’unicità nel panorama delle varietà di limoni. Consumato al naturale, come frutto intero, cosa resa possibile dalla sua bassa acidità, o spremuto e sorbito sotto forma di succo, che la sua polpa offre generosamente, o ancora utilizzato come ingrediente per arricchire primi e secondi piatti di vario genere, prestandosi anche alla realizzazione di dolci e dessert, le sue qualità intrinseche si faranno subito notare all’olfatto e al palato. La degustazione di questo agrume, puro o inserito in un contesto culinario o dolciario, resta comunque sempre un’esperienza molto interessante e davvero unica nel suo genere.
Per poter essere definito “Limone di Rocca Imperiale IGP”, il frutto deve provenire dalle cultivar del gruppo Femminello, appartenente alla specie botanica Citrus Limon Burm., coltivate con tecniche agronomiche consolidate nel territorio di produzione, che corrisponde a quello che ricade esclusivamente entro i confini del comune di Rocca Imperiale.
In merito alla sua coltivazione, sono chiaramente disciplinate le tecniche di lavorazione del terreno, di potatura ed eventuale reinnesto, di irrigazione, di concimazione e difesa fitosanitaria.
Il colore della sua buccia va dal verde chiaro al giallo. La forma del frutto può essere sferoidale o più allungata. Deve avere dimensioni, da medio a grande, con calibro non inferiore a 53 mm, e un peso non inferiore ai 100 grammi. La polpa è di colore giallo citrino ed è pressoché priva di semi. Ma non sono queste le caratteristiche principali che lo differenziano così profondamente dalle altre varietà di limoni. In realtà, a renderlo così unico sono soprattutto il suo profumo, con un aroma forte e intenso; l’abbondanza di succo – anch’esso di colore giallo citrino come la polpa – con una notevole resa alla spremitura uguale o superiore al 30 per cento; il flavedo – la parte più esterna della buccia – ricca di olio essenziale e con un alto contenuto di limonene, pari a oltre il 70 per cento sul totale degli idrocarburi terpenici presenti; la bassa acidità, dovuta all’elevato contenuto di zuccheri nel succo che attenua il sapore acido rendendo il limone particolarmente gradevole al palato.
La delicata operazione della raccolta, così come prescritto dal disciplinare, può avvenire durante tutto l’anno e deve essere effettuata con la massima cura, solo manualmente o al più con l’ausilio di apposite pinze, con il tempo asciutto o comunque aspettando che evapori completamente la rugiada che potrebbe essersi depositata sui frutti durante la notte.
E anche il cosiddetto “condizionamento”, cioè tutte quelle operazioni con cui il prodotto appena raccolto viene approntato per la commercializzazione o per la conservazione – quest’ultima da praticare senza l’aggiunta di alcun additivo chimico ma solo a basse temperature –, deve avvenire rigorosamente nel territorio di riferimento, per evitare perdita di qualità e caratteristiche specifiche. Perché tutti questi elementi siano costantemente rispettati, sono previsti dei controlli periodici, e la tracciabilità e la qualità del prodotto devono essere sempre garantite. Infine, possono ottenere la denominazione IGP solo i limoni appartenenti alle categorie commerciali “Extra”, “I” e “II”.